La svolta della Cassazione sulla prorogatio
📌 Introduzione
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione segna un importante punto di svolta in materia di compenso dell’amministratore di condominio dopo la scadenza del mandato.
Con l’ordinanza n. 7247 del 26 marzo 2026, la Suprema Corte ha chiarito che l’amministratore cessato non ha diritto ad alcun compenso per l’attività svolta dopo la scadenza, salvo specifica pattuizione.
⚖️ Il quadro normativo di riferimento
La disciplina dell’amministratore di condominio è contenuta principalmente negli artt. 1129 e 1130 c.c., nonché nell’art. 1129, comma 8 c.c., introdotto dalla riforma del condominio (L. n. 220/2012).
In particolare:
Art. 1129 c.c. → regola nomina, durata e cessazione dell’amministratore
Art. 1130 c.c. → individua i doveri dell’amministratore
Art. 1129, comma 8 c.c. → prevede che alla cessazione dell’incarico l’amministratore debba:
- consegnare la documentazione
- compiere solo attività urgenti
👉 Tale norma è centrale per comprendere il nuovo orientamento giurisprudenziale.
🧑⚖️ Il caso deciso dalla Cassazione
Nel caso esaminato, un ex amministratore aveva richiesto il pagamento di compensi e rimborsi relativi ad attività svolte dopo la scadenza del mandato, sostenendo la continuità dell’incarico fino alla nomina del successore.
Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, la questione è giunta in Cassazione.
❌ Niente compenso in prorogatio
La Corte ha affermato un principio chiaro:
👉 La prorogatio non comporta il diritto al compenso
Secondo i giudici:
- la cessazione dell’incarico interrompe il rapporto contrattuale
- non esiste una proroga automatica del mandato
le attività svolte dopo la scadenza sono:
- limitate agli atti urgenti
- prive di corrispettivo
📌 Si tratta quindi di una fase transitoria, non di una prosecuzione del mandato.
💰 Compenso: necessità di preventiva approvazione
La Cassazione ribadisce un principio già consolidato:
👉 Il compenso dell’amministratore deve essere specificamente approvato dall’assemblea
In particolare:
- è necessario un preventivo analitico e dettagliato
- non è sufficiente una generica delibera
- il rendiconto approvato non sana l’assenza di preventiva determinazione
📌 In mancanza, il compenso non è dovuto
📉 Rimborso spese: onere della prova rigoroso
Altro punto fondamentale riguarda il rimborso delle anticipazioni.
La Corte stabilisce che:
- l’amministratore deve fornire prova concreta degli esborsi
- la semplice approvazione del rendiconto non equivale a riconoscimento del debito
- serve una manifestazione chiara e consapevole dell’assemblea
👉 Principio coerente con l’orientamento consolidato della giurisprudenza.
🔄 Fine della prorogatio automatica
La decisione supera il precedente orientamento secondo cui l’amministratore continuava ad operare fino alla nomina del successore con diritto al compenso.
Oggi:
- la prorogatio è solo funzionale alla continuità minima
- non è fonte di diritti economici
- non configura un rapporto contrattuale in essere
⚠️ Attività consentite dopo la cessazione
L’ex amministratore può solo:
- evitare danni imminenti
- intervenire per la messa in sicurezza
- gestire situazioni urgenti e indifferibili
❗ Non può:
- svolgere attività ordinaria
- pretendere compensi
- agire come se il mandato fosse ancora in corso
🧩 Implicazioni pratiche
Questa pronuncia ha effetti rilevanti:
Per i condomini
- maggiore tutela contro richieste indebite
- necessità di deliberare compensi in modo chiaro
Per gli amministratori
- obbligo di trasparenza preventiva
- rischio di lavorare senza compenso dopo la scadenza
🏁 Conclusioni
La Cassazione introduce un principio di grande impatto:
👉 dopo la scadenza del mandato, l’attività dell’amministratore è gratuita e limitata agli atti urgenti
Una decisione che rafforza:
- la centralità dell’assemblea
- la trasparenza nella gestione
- la certezza dei rapporti giuridici
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