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La Corte di Cassazione, con la recentissima ordinanza n. 18506/2024 dell'8 luglio 2024, ha sancito un principio di fondamentale importanza nel panorama del diritto di famiglia, segnando una svolta in merito alla valutazione delle rinunce professionali ai fini dell'assegno di divorzio.
La Corte di Cassazione, con la recentissima ordinanza n. 18506/2024 dell'8 luglio 2024, ha sancito un principio di fondamentale importanza nel panorama del diritto di famiglia, segnando una svolta in merito alla valutazione delle rinunce professionali ai fini dell'assegno di divorzio.

La Corte di Cassazione, con la recentissima ordinanza n. 18506/2024 dell'8 luglio 2024, ha sancito un principio di fondamentale importanza nel panorama del diritto di famiglia, segnando una svolta in merito alla valutazione delle rinunce professionali ai fini dell'assegno di divorzio.

La Corte, ribadendo il consolidato principio secondo cui l'assegno divorzile ha natura non solo assistenziale, ma anche compensativa e perequativa, ha affermato che "il contributo fornito da un coniuge alla formazione del patrimonio familiare e personale dell'altro, anche attraverso la rinuncia a proprie prospettive professionali, deve essere valorizzato ai fini della determinazione dell'assegno divorzile".

Insomma le rinunce professionali effettuate da un coniuge in favore del benessere familiare devono essere valorizzate nella determinazione dell'assegno divorzile. Questo sviluppo giurisprudenziale introduce una nuova dimensione nella valutazione economica delle scelte di vita compiute durante il matrimonio, rafforzando l'equità e la giustizia nel contesto del divorzio. Come affermato nella sentenza n. 11504/2017: "L'assegno divorzile, oltre a garantire un sostegno economico, deve anche riconoscere e compensare i sacrifici fatti dal coniuge economicamente più debole durante il matrimonio", la Suprema Corte ha ribadito il principio secondo cui l'assegno divorzile possiede una natura complessa, combinando funzioni assistenziali, compensative e perequative.
Tuttavia, con l'ordinanza n. 18506/2024, la Corte ha fatto un ulteriore passo avanti, affermando che il contributo fornito da un coniuge alla formazione del patrimonio familiare, anche attraverso la rinuncia a opportunità professionali, deve essere debitamente considerato "il sacrificio delle proprie prospettive professionali, se motivato da esigenze familiari e concordato con l'altro coniuge, deve essere valutato come un contributo significativo al benessere complessivo della famiglia".

La rilevanza delle rinunce professionali: un perno centrale nella giustizia familiare.

Un aspetto cruciale dell'ordinanza è sicuramente il riconoscimento formale delle rinunce professionali come elemento determinante nella quantificazione dell'assegno divorzile. Gli Ermellini hanno di fatto stabilito che "le rinunce professionali, purché siano state motivate da esigenze familiari e condivise tra i coniugi, costituiscono un elemento fondamentale per valutare il contributo fornito alla famiglia".

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