Il ritardo della Pubblica Amministrazione nell'adozione di un provvedimento richiesto dal cittadino può generare un danno risarcibile, noto come "danno da ritardo". Questo istituto giuridico si pone a tutela del diritto del cittadino alla ragionevole durata del procedimento amministrativo, garantito dall’art. 2 della Legge n. 241/1990 e dall’art. 111 della Costituzione.
Il diritto alla conclusione del procedimento
La Legge n. 241/1990 stabilisce tempi certi entro cui l’amministrazione deve concludere un procedimento. In particolare:
- Art. 2, comma 1: ogni procedimento amministrativo deve essere concluso entro un termine certo, fissato per legge o dai regolamenti interni, di norma non superiore a 90 giorni.
- Comma 9: il cittadino ha il diritto di presentare ricorso per l'inerzia dell'amministrazione.
La configurazione del danno da ritardo
Il danno da ritardo non si identifica automaticamente con il mero superamento dei termini procedimentali, ma richiede:
- Prova del danno: il cittadino deve dimostrare che il ritardo ha determinato una lesione concreta e attuale di un diritto o interesse legittimo.
- Nesso di causalità: deve esserci una correlazione diretta tra il ritardo e il danno subito.
La Cassazione (Sezioni Unite) con sentenza n. 8236/2020 ha chiarito che il danno da ritardo può configurarsi sia come danno patrimoniale, derivante da un pregiudizio economico (es. perdita di un’opportunità lavorativa), sia come danno non patrimoniale, legato a una lesione di diritti costituzionalmente tutelati, come la dignità o il diritto alla serenità personale.
Responsabilità e risarcimento
Ai sensi dell’art. 28 della Costituzione e dell’art. 2043 c.c., l’amministrazione è responsabile dei danni cagionati ai cittadini per il mancato rispetto dei termini procedimentali. Inoltre, il Codice del Processo Amministrativo (D.lgs. n. 104/2010) prevede all’art. 30 la possibilità per il cittadino di agire per il risarcimento, anche in caso di violazione del termine ragionevole di conclusione del procedimento.
Una sentenza emblematica è quella del Consiglio di Stato n. 8239/2019, in cui si riconosce il risarcimento a un imprenditore per il ritardo nell'autorizzazione a un progetto edilizio, che aveva comportato una perdita economica significativa a causa dell’impossibilità di avviare l'attività nei tempi previsti.
Prevenire il danno da ritardo
Il cittadino può attivare strumenti preventivi, come:
- Richiesta di intervento al Responsabile del procedimento (art. 5 L. 241/1990);
- Diffida a provvedere, che obbliga l’amministrazione a concludere il procedimento entro un termine di 30 giorni (art. 2, comma 9-bis, L. 241/1990).
Conclusione
La tutela contro il danno da ritardo rappresenta un pilastro fondamentale del diritto amministrativo italiano, volto a garantire l'efficienza e la trasparenza della Pubblica Amministrazione. La giurisprudenza e la normativa offrono strumenti concreti per tutelare i diritti dei cittadini lesi, promuovendo una maggiore responsabilizzazione degli enti pubblici.
